Il problema della morte, inutile dirlo, si annida nell’amore per la vita, che è l’istinto più radicato della natura umana. La scienza riconosce che “nulla si perde, nulla si distrugge”, per legge divina; e generalmente si tiene per vera la persistenza eterna. Fra le molte teorie, tre sono le principali, ben note a chiunque pensa:
- Il materialismo rigido, che postula l’espressione e l’esperienza di una vita cosciente fintanto che esiste e dura la forma tangibile, ma insegna che dopo la morte e la disintegrazione del corpo non resta un ente consapevole, vivente, identificato. Il senso dell’“io”, di una personalità distinta dalle altre, scompare con la forma; non è che la coscienza totale delle cellule corporee. È una teoria che pone l’uomo allo stesso livello degli altri regni naturali; basa sull’insensibilità dell’uomo comune alla vita, quando priva di veicolo tangibile; ignora qualsiasi evidenza contraria e afferma che l’“io”, cioè l’entità immortale, non esiste perché non lo si può né vedere né toccare. Ma oggi quelli che sostengono questa teoria non sono più così numerosi come in passato, specie nell’epoca vittoriana e materialistica.
- L’immortalità condizionata, proposta da alcune scuole teologiche alquanto ristrette e da pochi intellettuali, caratterizzati da un certo egoismo. Essa sostiene che il dono dell’immortalità personale è concesso solo a chi è pervenuto a un certo livello di coscienza spirituale, od osserva una serie di precetti teologici. Alcuni, di notevoli doti intellettuali, dicono talora che il supremo bene dell’uomo è una mente colta e preparata, e chi la possiede vive in eterno. Una scuola condanna tutti quelli che giudica recalcitranti o spiritualmente negati alle sue particolari certezze teologiche ad una pena eterna o all’annientamento, proprio come il materialismo, e nello stesso tempo postula una forma d’immortalità. Ma il cuore umano ha una sua bontà innata, e pertanto sono ben pochi coloro, vendicativi e a tal punto privi di giudizio, che accettano questa dottrina: naturalmente fra questi dobbiamo annoverare quegli uomini, incapaci di pensare, che evadono ogni responsabilità mentale e ciecamente si affidano ad una teologia. L’ortodossia cristiana non riesce a sostenere le sue tesi di fronte all’indagine chiara e ragionata; fra gli argomenti che ne demoliscono i cardini sta il fatto che essa postula un eterno futuro, ma senza un passato; quel futuro dipende solo dalle azioni della vita episodica presente, e non spiega affatto le differenze che si notano fra gli uomini. È una teoria che può sostenersi solo nell’ipotesi di una divinità antropomorfa che in pratica dà un presente, con un avvenire ma senza passato; che ciò sia ingiusto è largamente ammesso, ma la volontà di quel Dio è inscrutabile e non la si discute.
Milioni di uomini aderiscono a questa credenza, ma essa non è più così salda come solo cent’anni fa.
- La dottrina della reincarnazione, familiare ai miei lettori e sempre più popolare in Occidente; sempre ritenuta vera (nonostante molte aggiunte e interpretazioni puerili) in Oriente. È un insegnamento che ha subito gravi distorsioni, come accadde a quello del Cristo, del Buddha o di Sri Krishna, da parte dei seguaci e dei teologi di limitata visione mentale. Le grandi verità di un’origine spirituale, di una discesa nella materia, da cui si risale mediante ripetute incarnazioni nella forma, sino a che questa esprima a perfezione la coscienza spirituale che l’abita, e di una serie di iniziazioni a compimento di tale ciclo, sono oggi accettate e ammesse con prontezza senza precedenti.
Tali sono le soluzioni principali date al problema dell’immortalità e persistenza dell’anima umana; esse rispondono alle eterne domande del cuore: donde veniamo? perché? Dove andiamo?
Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica, 400/2 di Alice Bailey

