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Subito dopo la morte….

Subito dopo la morte, specie dopo la cremazione, l’uomo, entro il guscio astralementale, è desto e conscio dell’ambiente come lo era quando viveva nel fisico. La consapevolezza e la capacità d’osservazione variano, così come differiscono da uomo a uomo le facoltà di registrare le circostanze o di acquisire esperienza. Ma essendo la granparte degli uomini più reattivi alle emozioni che al mondo fisico, e accentrati soprattutto nel veicolo astrale, di solito avviene che il deceduto si ritrova in uno stato di coscienza che gli è ben familiare.

Ricordate, a questo proposito, che un “piano” è uno stato di coscienza, non un luogo, come sembrano credere molti esoteristi. Esso è riconosciuto tramite la reazione focalizzata dell’autocoscienza della persona che- nettamente e sempre
conscia di sé – percepisce la qualità del suo ambiente e dei desideri che ne derivano, o sente (se si tratta di entità progredita, accentrata sui livelli astrali superiori) l’amore e l’aspirazione che da esso emanano; l’uomo, insomma, s’interessa a ciò che attirava la sua attenzione e provocava il suo desiderio durante l’esistenza incarnata.

Ricordate che al punto attuale d’evoluzione, dopo la morte non c’è più un livello fisico in grado di reagire agli impulsi dell’uomo interiore, e neppure il sesso esiste più, dal punto di vista fisico. Gli spiritisti farebbero bene a ricordarlo: capirebbero quanto sono stolti, oltre che impossibili, quei matrimoni spiritici che alcuni fra loro insegnano e praticano. Quando dimora nel corpo astrale, l’uomo non prova più quegli impulsi di natura animale che sono normali e giusti nel mondo fisico, ma privi di senso nella nuova condizione.

Nell’esaminare la coscienza dell’anima che si ritrae (notate la frase) allorché compie la restituzione, vi ripeto che su questo argomento non sussistono prove fisiche tangibili. È accaduto, talora, che qualcuno ritornasse alla vita quando già era nell’istante preciso della restituzione. Ciò è possibile fin tanto che l’entità cosciente è nel suo involucro eterico, anche se il corpo denso fosse ormai abbandonato a tutti gli effetti. Quello compenetra questo, ma è un poco più esteso, e il corpo astrale e mentale restano ancora accentrati nell’eterico anche se è già intervenuta la morte fisica, cioè se il cuore si è arrestato e tutte le energie eteriche sono già concentrate nella regione della testa, del cuore, o del plesso solare, e l’astrazione già iniziata.

Separato che sia dai veicoli fisico ed eterico, l’uomo è consapevole del passato e del presente; al termine dell’eliminazione, nell’istante del contatto con l’anima, quando il corpo mentale sta disintegrandosi, è repentinamente conscio anche del futuro, poiché la prescienza è dote dell’anima, cui egli allora partecipa. Vede quindi passato, presente e futuro come una cosa sola; di vita in vita, durante il continuo ripetersi delle rinascite, si sviluppa in lui il senso dell’eterno Presente. È appunto questo stato di coscienza (caratteristica normale dell’uomo molto evoluto) che è detto “devachan” (dal sanscrito “la dimora degli Dei”. Uno stadio intermedio tra due vite fisiche dove l’Ego entra dopo la sua separazione dal corpo fisico).

Frasi tratte dal Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 490/1 – 460 – 496/7

 

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