È stridente la differenza attuale fra la cura scientifica con la quale si assiste la nascita, e la totale cecità e crassa ignoranza, sovente pervasa di terrore, con cui si accompagna il trapasso. Cerco di iniziare, in occidente, un modo nuovo e più scientifico per assecondare la morte, e voglio essere perfettamente chiaro. Ciò che dirò non vuole abrogare i palliativi e le cure della medicina attuale. Intendo semplicemente presentare un approccio più sano a questo tema; voglio soltanto suggerire che quando la sofferenza si è esaurita ed è intervenuto uno stato di debilitazione, sia permesso al morente prepararsi, sia pure in modo apparentemente inconscio, al grande trapasso. Non dimenticate che si prova dolore solo quando si è forti e si ha forte presa sull’apparato nervoso.
È forse impossibile concepire la morte come conclusione trionfale della vita?
È impossibile pensare che un giorno le ore trascorse sul letto di morte saranno preludio glorioso all’esodo cosciente?
Che l’occasione di sbarazzarsi dell’intralcio del corpo fisico può essere, anche per gli astanti, una conclusione a lungo attesa e gradita?
Potete immaginare che un giorno il morente e i suoi cari stabiliranno d’accordo l’ora della dipartita, che anziché essere accompagnata da pianti, paura, rifiuto di rassegnarsi all’inevitabile, sarà occasione gaudiosa per tutti?
Che la mente di chi rimane sarà impenetrabile al dolore, e la morte sarà generalmente riconosciuta come evento più felice ancora che la nascita o il matrimonio?
Vi dico che fra non molto ciò sarà profondamente vero per gli uomini più intelligenti, e poi, a poco a poco, per tutti.
Si dice che per ora si può credere all’immortalità, ma senza prove sicure. Una convalida sta nel cumulo delle testimonianze, nell’intima certezza del cuore, nel concetto di persistenza eterna radicato nelle menti umane. Ma prima che siano trascorsi cento anni (scritto pubblicato nel 1934) convinzione e conoscenza si faranno strada, perché un certo evento e una rivelazione muteranno la speranza in certezza e la fede in sapere.
Nel frattempo, coltivate una diversa attitudine verso la morte, inaugurate una nuova scienza. Non consideratela più come qualcosa d’indomabile e destinata a trionfare, ma sottoponete a controllo il trapasso e cercate di capirne la tecnica.
Tratto dal Trattato di Magia Bianca – 499/500 di A.Bailey

