Dove deve andare l’uomo?
Dove deve puntare le forze accumulate?
Dove mirare, con il processo di perfezione?
Possibile che una esistenza poderosa semplicemente scompaia?
Lo spirito deve riconoscere che alle sue gesta non basta l’arco di una vita, ma gli occorre tutto un ciclo, concesso dall’Infinito. La sua impresa è troppo ardua per una sola esistenza. Le sue capacità sono troppo vaste per dimostrarle in sì breve tempo.
Inizio e fine sono fusi assieme e lo sostengono. Quando lo spirito conclude un’esistenza, ne assimila tutta la sostanza. Sforzatevi di imparare che la fine è un inizio. Così si consegue l’Infinito.
Quando dico che la fine è un inizio, penso al simbolo cosmico dell’Esistenza. Quando dico che il dolore è il supporto della gioia, intendo mostrare una pagina, della vita di un Arhat, che nessuno conosce. L’Arhat viene chiamato saggio; martire; lo si dice misericordioso e compassionevole. Molti sono gli attributi che portiamo. Ma gli uomini non riescono a concepire l’Arhat investito dell’ardente impegno di intagliare un grado nuovo, più elevato. Il coronamento della sua impresa non si oppone certo al Magnete cosmico! Quanto più alto, tanto più potente!
Inizio e fine coincidono. Anche questa è una bella lezione, per scompaginare le categorie costruite dal raziocinio e sbucare nella coscienza dell’Infinito.
In verità, quando l’intelletto ha onestamente esaurito le sue forze e riconosce i propri limiti scocca per l’uomo l’ora della grande vittoria. Si può affrettarla appuntandosi su esercizi mentali di questo genere; un solo successo basta per sormontare tutti gli ostacoli delle contrapposizioni intellettuali che ingabbiano a lungo la coscienza.
Senza presentare una dottrina preconfezionata (come invece gli uomini fanno quasi sempre) il Maestro inietta semplicemente nel cuore degli allievi l’idea della rinascita ciclica, progettata, mirata a un fine comune sì, ma conseguito secondo innumerevoli varianti diverse. Di fronte alla verità dell’innegabile grandezza dell’impresa da compiere e della pochezza di una sola vita non resta che accettare l’ipotesi più ragionevole, suggerita dalla necessità logica: la vita esteriore torna tante volte quanto basta per conseguire la grande meta.
Né più, né meno.
Un giorno se ne saprà molto di più, e si studierà con coraggioso impegno. Si saprà che per ciascuna individualità umana esistono ritmi e cicli specifici, regolari e osservati con rigore, fra una comparsa e l’altra nella vita formale. Se ne conosceranno le tappe, le fasi critiche e culminanti; e si sapranno dosare le energie e affrontare con chiara intelligenza sia le difficoltà sia le vittorie. Per ora si tratta semplicemente di riconoscere il principio della rinascita, sì che la verità metta radici nella coscienza.
Tratto da: Infinito § 149-150 Agni Yoga e Commento a Infinito di E. Savoini § 149-150

