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“L’Anima rivolge lo sguardo altrove”

Molti sono i guaritori che ritengono cosa di suprema importanza liberare il veicolo fisico dal male e strapparlo alla morte. Sovente, invece, meglio sarebbe che la malattia seguisse il suo corso e la morte spalancasse all’anima i cancelli della sua prigione.
Giunge inevitabile, per tutti gli incarnati, l’ora in cui l’anima si libera dal corpo e dalla forma, e la natura provvede con saggezza.

Quando intervengono per effetto della tempestiva decisione dell’anima, malattia e morte devono essere intesi come agenti di liberazione. La forma fisica è un aggregato di atomi, edificati in organismo e corpo coerente, e tenuti assieme dal volere dell’anima. Se questa volontà si ritrae nel proprio mondo, o (come si suol dire in occultismo) se “l’anima rivolge lo sguardo altrove”, per il ciclo presente ne conseguono, inevitabili, male e morte. Non per errore mentale, o per non aver riconosciuto il divino, o perché si soccombe al male. Ma perché, in realtà, la forma si risolve nei suoi componenti e nell’essenza. La malattia è un aspetto basilare della morte. È il processo per cui materia e forma si apprestano a separarsi dell’anima.*

Nessuno, che per karma debba morire, viene mai riportato indietro dai “cancelli della morte”; il ciclo di vita fisica, in tal caso, termina – a meno che non si tratti di un discepolo avanzato, di notevoli capacità, la cui opera e la cui presenza siano necessarie per completare la sua missione terrena. Allora il Maestro può aggiungere la Sua conoscenza ed energia a quelle del guaritore o del paziente, e posporre temporaneamente il trapasso. Ma sia il malato che il guaritore non devono farvi assegnamento, perché non sanno quali siano le circostanze che lo consentono.**

* Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 111

**Trattato dei Sette Raggi Vol. IV° – Guarigione Esoterica – 704

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